Il Tassametro…le origini

Il tassametro

E’ quell’apparecchietto che fa bella mostra di se sul cruscotto o in alto sull’imperiale, nei paraggi della plafoniera delle luci di cortesia anteriori dell’auto pubblica.

Il suo compito è nel calcolo del costo della corsa.

Facciamo un bel passo indietro e vediamo da dove proviene. Probabilmente inventato dal noto illusionista francese Houdini, che, prima di dedicarsi al mestiere per cui tutti lo ricordiamo, era orologiaio. Successivamente fu reinventato e commercializzato dall’imprenditore tedesco Bruhn, all’ultimo decennio del XIX secolo e si diffuse in tutte le principali città europee nel successivo ventennio. Dapprima chiamato “contatore di vettura”, era impiegato su veicoli a trazione animale,

Tra i primi a impiegarlo in Italia, nel 1906, spiccano i vetturini torinesi, per conto della francese Lafleur, concessionaria del servizio pubblico nella città subalpina. Nell’agosto successivo l’azienda Fiori di Roma installò i nuovi apparecchi sulle sue vetture in servizio nella città, provocando uno sciopero dei vetturini che vedevano con pochissima simpatia il nuovo strumento di misura e controllo del loro operato.

Nonostante la generale condanna dei vetturini, il tassametro s’impose velocemente in tutte le principali città italiane, per i benefici resi ai gestori, agli utenti e alle amministrazioni comunali, le quali si affrettarono a emanare nuovi regolamenti e tariffari per il servizio pubblico.

Oggi il calcolo del costo della corsa è una combinazione tra tempo impiegato, distanza percorsa e velocità, a cui vengono aggiunti alcuni, eventuali, supplementi, quali turno festivo, notturno, bagagli, ecc. In merito praticamente ogni amministrazione comunale ha le sue regole e le sue tariffe. Anche le disposizioni in merito all’allestimento delle auto cambiano da una città all’altra.

Passando alle quattro ruote motorizzate, i modelli meccanici, quelli derivati da primi modelli di Bruhn, “sentivano” la distanza percorsa grazie a una derivazione del cavo di comando del contachilometri, al tempo ci pensava un orologio, meccanico ovviamente. Questi esemplari sono rimasti in produzione per molto tempo, da prima del secondo conflitto mondiale sino alla prima metà degli anni ’70 quando sono apparsi i primi modelli elettronici. In questi il segnale proveniente dal cambio tramite il cavo di comando del contachilometri, attenzione… era realmente un cavo…  si trattava di una funicella di acciaio che girava in una guaina in ragione di un giro al metro percorso. All’epoca il contachilometri dell’auto era una riduzione meccanica mentre il tachimetro era sostanzialmente una lancetta frenata da una piccola molla e un dischetto di frizione che tendeva a farla muovere, movimento ostacolato dalla molla ovviamente. Già all’inizio degli anni ’70 alcune vetture avevano un tachimetro elettronico, pochissimi componenti che si incaricavano di integrare il segnale proveniente da un sensore, comunque sempre comandato dalla funicella di cui sopra.

L’avvento di tassametri di tipo elettronico ha obbligato i costruttori a risolvere il problema del segnale proveniente dal cambio. La cosa è stata risolta semplicemente facendo girare insieme al cavo un piccolo magnete, una bobina si incaricava di rilevare gli impulsi che ora erano di tipo elettrico. Questa soluzione si è evoluta sino in tempi relativamente recenti con sensori che fornivano un segnale logico, ovvero un comando a collettore aperto che, grazie a un resistenza di pullup forniva un impulso negativo a ogni giro della funicella. Ora un segnale del tutto analogo è prelevato direttamente dalla centralina dell’auto, dal contachilometri o dall’ingresso del navigatore. Si tratta in pratica di una derivazione della ruota fonica che controlla anche l’ABS. Oggi esistono in commercio delle interfacce che “calcolano” il segnale, che ora chiamiamo odometrico, leggendolo direttamente dalla presa di diagnosi del veicolo. La sostanza non cambia, si tratta di un impulso a collettore aperto, che necessita quindi di una resistenza di pullup, e che viene letto dall’apposito ingresso del moderno tassametro. Il collettore aperto svincola il produttore dal preoccuparsi se l’ingresso a cui sarà collegato è di tipo Cmos o TTL.

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